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Inventario
Inventario Archivio Società Operaie
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della dott.ssa Paolo CAVORETTO
Anche se la comunità di Castellamonte appariva già ben
organizzata poco dopo la metà del XIII secolo, non si hanno in quell’epoca
notizie dell’esistenza di un archivio che ne raccogliesse le carte. Neppure la
Credenza, l’organo cui spettava l’amministrazione della comunità, aveva
d’altronde una sua sede e ancora alla fine del XVI secolo le riunioni si
svolgevano sotto il porticato della Confraternita di Santo Spirito, o sotto
quello di una casa nobiliare[1].
Gran parte del XVII
secolo a Castellamonte trascorse in lotte intestine tra le famiglie Beardo e Marino i cui membri si alternarono
nell’amministrazione della comunità. I Marino vennero accusati più volte di
aver manomesso il catasto, base della contribuzione e di aver distrutto
documenti dell’archivio della comunità che, nonostante le richieste di
restituzione e le interpellanze giudiziarie, conservavano come una loro
proprietà[2].
La nascita dell’archivio, inteso come luogo fisico di
conservazione, risale probabilmente al 1655 quando la Comunità di Castellamonte
“per molte giuste cause (…) et per uttilità publica ad immitatione anche di molti altri luoghi” ordinò“l’errectione d’un Archivio publico
per reporvi con inventaro et cautelle necessarie tutte le
scritture appartenenti alla detta Comunità essistenti
appresso terzi”[3]. Le carte vennero
riconsegnate dai “terzi”, anche se poco dopo si scoprì che un sacco contenente
documenti era nascosto nel cortile della casa di Enrico Marino, sotto un fascio
di vimini.
Dalla Descriptione
di scritture del 24 maggio 1672 veniamo a sapere che la sede di
conservazione delle carte era l’oratorio della Compagnia del Corpus Domini, di
cui era rettore un Marino e che Gerolamo Gallenca,
notaio e segretario, era accusato di nascondere documenti presso di sè e di non voler consegnare le chiavi dell’archivio.
Convinto il Gallenca alla consegna con “lettere cittatorie”, il 23 giugno si procedette alla
descrizione dei documenti che egli conservava nella propria abitazione,
elencati senza alcun ordine apparente dal momento che lo scopo prevalente era
quello di tutelare il possesso dei titoli della comunità.
Con la Descriptione
del 1672 sembra concludersi il processo di recupero delle carte pubbliche
conservate in modo incongruo.
Per effetto del Regio Decreto 5 aprile del 1733, che
imponeva a tutte le comunità la creazione di un archivio, qualora non esistesse
e la compilazione di un inventario da inviare in copia al Senato, nel 1734 venne
redatto l’Inventaro delle scritture della
comunità di Castellamonte[4].
I documenti, conservati in armadi suddivisi in “casselle”, erano organizzati in serie omogenee, che rispettavano la disposizione originaria delle carte.
Nel corso dell’Ottocento l’unità della sede di conservazione non venne mantenuta. Nel 1849 il misuratore G. Morozzo compilò l’“Iventario di carte amministrative del Comune di Castellamonte” in cui erano descritti i documenti, soprattutto pratiche recenti, conservati in una sala che il Comune affittava dall’ex sindaco G. Meuta; le altre carte , come veniamo a sapere da una deliberazione del Consiglio comunale, erano depositate nell’ufficio di Segreteria e nella sala consulare “(…)ammonticchiate ed in deperimento”[5]. Per questo motivo e per assolvere all’obbligo imposto dalla legge comunale, il Consiglio nella seduta del 10 maggio 1849 deliberò di far proseguire l’inventariazione degli atti d’archivio, già iniziata dal misuratore G. Morozzo, dal segretario Talentino[6].
Anche in questo caso l’interesse preminente era la tutela del patrimonio archivistico comunale e l’inventario è in realtà un elenco in cui non compaiono segnature archivistiche.
Nel 1865, ritrovata l’unità della sede di conservazione, la Giunta municipale, in seguito alle sollecitazioni dell’autorità superiore, deliberò la creazione di un nuovo inventario affidandone l’esecuzione a Pietro Berolatti “praticante notaio” e al geometra Giovanni Revelli[7]. L’inventario delle carte segue la struttura della tabella in appendice al Regolamento 1° aprile 1838 sull’Amministrazione dei Pubblici che disponeva il riordino dei documenti conservati negli archivi comunali in tre sezioni:
I.
Serie prima: “Atti, Registri,
Titoli e carte riflettenti all’Era antica sino a tutto l’anno 1799”;
II.
Serie seconda: “Atti, Registri,
Titoli e carte riflettenti il cessato Governo francese sino al 21 maggio 1814”;
III.
Serie terza: “Atti, Registri,
Titoli e Carte riflettenti all’attuale Governo
Le segnature apposte sui documenti durante questo riordino ottocentesco sono andate quasi del tutto perdute per la scomparsa dei contenitori e per i successivi interventi di riordino. Il primo di questi interventi si rese necessario nel 1930 quando furono concentrati a Castellamonte gli archivi dei soppressi Comuni di Campo Canavese, Muriaglio e Baldissero. Il riordino dovette riguardare unicamente i fondi di questi ex Comuni, ma non è possibile saperlo con certezza, mancando un inventario.
Nel 1932 fu ultimato il riordino dell’archivio di deposito, condotto “(…)con competente diligenza e zelo da un archivista della Regia Prefettura, col valido ed efficace aiuto degli impiegati dipendenti(…)”[8] , mentre nel 1940 il Commissario prefettizio deliberò lo scarto degli atti d’archivio anteriori al decennio 1930-1940, il cui elenco è riportato nel verbale di deliberazione[9]. Vennero mandati al macero non solo stampati in bianco o documenti di utilità contingente, ma anche tutti gli atti contabili del Comune anteriori al 1890.
Durante l’occupazione nazifascista le carte dell’archivio vennero precipitosamente trasportate in case private per salvarle dall’incendio che le truppe occupanti minacciavano di appiccare al palazzo comunale per rappresaglia.
L’incendio venne fortunatamente evitato e i documenti ritornarono nel municipio, ammassati in disordine su tavoli e scaffali. Così li ritrovò il Segretario capo Bernardo Casassa a cui venne affidato nel 1951 il riordino e l’inventariazione dell’archivio comunale.
Nell’introduzione al suo inventario il Casassa parla di due inventari oggi non più presenti, uno del 1932 relativo agli atti più antichi ed uno del 1940 relativo agli atti più recenti. Egli avrebbe seguito la struttura di questi due inventari, integrandoli dove necessario, per il riordino dell’archivio. Al termine del suo intervento l’archivio, nelle sue due sezioni di deposito e storico, risultava suddiviso in sei parti:
· Parte I: Atti antichi del Comune di Castellamonte.
· Parte II: Atti dell’ex Comune di Muriaglio.
· Parte III: Atti dell’ex Comune di Campo.
· Parte IV: Atti del Catasto Antico.
· Parte V: Atti dell’archivio di Deposito
· Parte VI: Atti di archivio conservati presso l’Ufficio Tecnico.
L’archivio, conservato in ampi armadi di noce che si trovavano in tre
stanze al secondo piano del municipio, assunse la struttura che ha mantenuto
fino al momento dell’attuale riordino.
Nel 1994 fu trasportato nell’ex ospedale, in un locale attiguo alla
biblioteca, dove è tuttora conservato.
L’archivio
oggi
Nella progettazione del riordino si è seguito, per quanto possibile, il
criterio storico - sistematico che consiste nel ricostruire la struttura dell’archivio, così come esso si è
organizzato attraverso l’attività dell’ente che lo ha prodotto.
Come detto in precedenza, esistono più inventari per l’archivio di
Castellamonte, a partire dal XVII secolo, ma perlopiù si tratta di sommarie e
parziali elencazioni di documenti. L’inventario compilato dal Casassa nel 1951 che offre un’immagine completa
dell’archivio sino alla fine degli anni ’40 del Novecento, presenta per gli
atti più antichi una descrizione
estremamente sintetica. La struttura che si è cercato di ricostruire,
per quanto riguarda gli atti più antichi, è
quella descritta dall’Inventario compilato nel 1865 che costituisce uno
strumento di corredo di facile consultazione per la sua articolazione in due
soli livelli. Inoltre l’analisi dei dati raccolti durante la schedatura
analitica ha permesso di stabilire che i successivi riordini non hanno alterato
troppo la struttura assunta dall’archivio in quell’occasione, se si fa
eccezione per la Categoria “Instrumenti e testamenti”[10]
e per la documentazione finanziaria, quasi del tutto distrutta nello scarto del
1940.
Seguendo la traccia ottocentesca gli atti antichi fino al 1865 sono
stati riordinati in tre “Serie” cronologiche.
All’interno di ogni “Serie” alcune “Categorie” sono state ricostruite
quasi integralmente, riportando per ogni pezzo descritto il numero di corda
originale tra parentesi; per altre Categorie la ricostruzione è stata parziale perchè non sono stati più ritrovati tutti i documenti che
vi erano collocati. Non è infrequente il caso di documenti che non erano
presenti nell’inventario del 1865 e che sono stati inseriti all’interno delle
Categorie ottocentesche.
Rispetto all’inventario di riferimento sono stati diversamente
collocati i documenti del catasto, raccolti in un’apposita sezione e gli atti
della Giudicatura di Castellamonte che
sono stati ordinati come fondo distinto.
I documenti di epoca posteriore al 1865 sono stati mantenuti in linea
generale secondo l’ordinamento del Casassa,
introducendo però la suddivisione in classi all’interno delle quindici
categorie e inserendo la documentazione fino al 1960. A seguire sono stati
descritti i fondi documentari prodotti da altri enti e l’archivio ha assunto la
seguente struttura:
1. ARCHIVIO STORICO DEL COMUNE DI CASTELLAMONTE
1.1. Parte Prima – Atti antichi 1442-1865
1.1.1.
“Serie prima – Atti,
Registri, Titoli e Carte riflettenti all’era antica sino a tutto Maggio 1800”
1.1.2.
“Serie seconda - Atti,
Registri, Titoli e Carte riflettenti il cessato Governo francese sino al 21
Maggio 1814”
1.1.3. “Serie terza - Atti, Registri, Titoli e Carte riflettenti all’attuale Governo”
1.1.4. Fondo Luigi Giorda 1799-1820
1.2. Parte Seconda – Catasto di Castellamonte 1499-1923
1.3. Parte Terza – Atti dal 1866 al 1960
2.
ARCHIVIO DELLA CONGREGAZIONE DI CARITA’ DI
CASTELLAMONTE (1835-1937)
3.
ARCHIVIO DELL’E.C.A. DI CASTELLAMONTE (1937-1977)
4.
ARCHIVIO DEL CONSORZIO VETERINARIO DI
CASTELLAMONTE (1891-1938)
5.
ARCHIVIO DEL COMITATO DI ASSISTENZA CIVILE
DI CASTELLAMONTE (1915-1921)
6.
ARCHIVIO DELL’UFFICIO DI
CASTELLAMONTE DELL’O.N.M.I. (1933-1960)
7.
ARCHIVIO DEL PATRONATO SCOLASTICO
DI CASTELLAMONTE (1946-1975)
8.
ARCHIVIO DELL’EX-COMUNE DI MURIAGLIO
(1585-1929)
8.1.
Parte Prima – Atti dal 1585 al 1854
8.2.
Parte Seconda – Atti dal 1855 al 1929
9.
ARCHIVIO DELLA CONGREGAZIONE DI CARITA’
DELL’EX COMUNE DI MURIAGLIO (1862-1923)
10. ARCHIVIO
DELL’EX-COMUNE DI CAMPO CANAVESE
(1793-1929)
11. ARCHIVIO
DEL CONSORZIO STRADALE VIDRACCO-BALDISSERO
(1908-1966)
12. ARCHIVIO
DELLA giudicatura DI
CASTELLAMONTE (1719-1871)
13. ARCHIVIO
DELLA GIUDICATURA DI CAMPO E MURIAGLIO
(1740-1785)
14. ARCHIVIO
DELLA GIUDICATURA DI VILLA CASTELNUOVO (1815-1818)
15. ARCHIVIO
DELLA GIUDICATURA DI COLLERETTO CASTELNUOVO (1815-1837)
16. ARCHIVIO
DELLA PRETURA DI CASTELLAMONTE
(1877-1942)
17. ARCHIVIO
DELL’UFFICIO DI CONCILIAZIONE DI CASTELLAMONTE
(1901-1952)
18. ARCHIVIO
DELL’UFFICIO DI CONCILIAZIONE DELL’EX COMUNE DI CAMPO CANAVESE (1866-1930)
19. ARCHIVIO
DELL’UFFICIO DI CONCILIAZIONE DELL’EX COMUNE DI MURIAGLIO (1896-1930)
Nonostante gli scarti inconsulti condotti in passato, i traslochi e gli
altri eventi che di solito incidono negativamente sulla conservazione delle
carte, l’archivio storico di Castellamonte costituisce ancora oggi una fonte
ricca per la ricostruzione della storia del paese e del territorio canavesano: esso raccoglie infatti più di ottocento unità
archivistiche, tra faldoni, volumi e mappe, che
occupano centoventicinque metri lineari di scaffalature.
Numerosi sono i documenti che testimoniano il rapporto della comunità con il territorio. Attraverso gli atti di lite territoriali con le comunità vicine e i documenti catastali è possibile seguire dalla fine del XV secolo l’evoluzione dei confini comunali.
Un particolare riflesso nella documentazione lo hanno avuto i corsi d’acqua, naturali e artificiali, il cui ruolo nella vita e nella economia delle comunità era fondamentale: i torrenti alimentavano infatti rogge e canali artificiali utilizzati per irrigare i campi e per azionare molini, batticanapa, fucine. Il carattere torrentizio dei corsi d’acqua richiedeva però anche notevoli risorse per far fronte ai frequenti fenomeni distruttivi. Del verificarsi di questi fenomeni ci informano indirettamente le Visite di corrosione, con cui si cercava di ottenere l’esenzione dalle imposte per i terreni danneggiati da fenomeni erosivi e gli atti di lite con le comunità confinanti per il riparto delle spese relative ad opere di arginatura del torrente Orco e alla ricostruzione di ponti distrutti dalle piene. La serie “Carte riflettenti i molini, il maglio, il battitoio della canapa e la bealera”[11] raccoglie gli atti con cui la comunità acquistò da signori locali i molini (XVI e XVII secolo), sicure fonti di reddito e poi tutta la documentazione inerente la loro gestione: capitolati d’appalto, estimi dei fabbricati e dei macchinari, pratiche relative alla manutenzione degli edifici,... In questa serie sono collocati anche i documenti relativi alle rogge comunali e al Naviglio di Caluso, derivato dal torrente Orco presso Spineto nel 1560 e la cui utilità andava ben oltre i confini di Castellamonte[12].
Completano le informazioni sul territorio i documenti catastali: il registro più antico risale al 1499 e consente, come tutti quelli successivi, indagini sull’evoluzione della proprietà, sulla toponomastica delle regioni agrarie, sull’onomastica delle famiglie castellamontesi.
Per quanto riguarda la vita comunitaria ricchissimi di informazioni risultano dal XVII secolo gli Ordinati, cioè le deliberazioni della Credenza prima e del Consiglio comunale poi, organi collegiali cui spettava l’amministrazione della comunità: gestione dei beni comunali attraverso l’incanto, imposizione di taglie e tasse, nomina di funzionari (come i contadori e gli esattori) e salariati (il camparo, il roggiaro, il maestro,...), esecuzione di lavori di pubblica utilità.
Numerosi sono i fondi archivistici prodotti da altri enti, ora estinti, e confluiti nell’archivio storico comunale: gli archivi dei soppressi comuni di Campo e Muriaglio, degli enti di assistenza e beneficenza (Congregazione di carità, Ente comunale di assistenza, O.N.M.I., Patronato scolastico, Comitato di assistenza civile), del Consorzio veterinario e del Consorzio stradale Vidracco – Baldissero, degli Uffici di Conciliazione.
Particolarmente ricco (32 faldoni) è il fondo prodotto tra il XVIII e il XIX secolo dalla Giudicatura, un tribunale di prima istanza con competenze di carattere generale che giudicava, all’interno del mandamento, in materia civile e criminale, con l’esclusione delle cause che la legge riservava ai tribunali di grado superiore o a tribunali speciali.
[1] M. GIORDA, La storia civile, religiosa ed eonomica di Castellamonte Canavese, Ivrea, E. Giglio Tos, 1953., p. 124. Il Giorda cita come fonte un Libro della credenza del 1598 che non è più presente nell’archivio.
[2] M. GIORDA, op. cit., pp. 151-153; 160-167; 177-181.
[3] ASCC, Parte prima – Serie prima, 9/2.
[4] ASCC ,Parte prima – Serie prima, 31/4
[5] ASCC, Parte Prima - Serie Terza, 65/2.
[6] Si veda la nota precedente..
[7] ASCC, Parte Terza, 261/2.
[8] ASCC, Registro delle deliberazioni de Podestà, 701.
[9] ASCC, Registro delle deliberazioni del Commissario prefettizio, 705.
[10] Nella Categoria “Instrumenti” la maggior parte dei pezzi descritti era costituita da singoli atti. Con i successivi riordini la Categoria è stata smembrata e gli atti sono stati raccolti in “pacchi”, con altri documenti, ad esempio gli atti di lite, sulla base di un criterio cronologico.
[11] La serie è presente in tutte e tre le sezioni cronologiche della Parte Prima.
[12] Sui canali e i molini di Castellamonte si veda G.GIORDA, Castellamonte. Rogge e mulini dal ‘500 all’800, in Canavèis, n. 4, Autunno 2003 Inverno 2004.
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